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Diabete e salute del cavo orale

Il 14 Novembre si celebra la giornata mondiale del Diabete. 

Questa data è stata scelta perché coincide con l’anniversario della nascita del Professor Banting, che,  insieme al suo assistente Best isolò l’insulina nel 1921 “cambiando la storia dei malati di diabete mellito, permettendone la sopravvivenza

In occasione di questa importante ricorrenza, questa settimana affrontiamo un tema molto delicato e importante con le Dottoresse Sara Cicchelli e Valeria Cardelli: la stretta correlazione tra il Diabete e la Salute del cavo orale. 

Il diabete influisce sulla salute del cavo orale?
Assolutamente si. Oltre alle molteplici problematiche sistemiche alle quali il paziente diabetico va incontro (patologia cardiovascolare, retinopatie, nefropatie),  possono manifestarsi importanti implicazioni anche dal punto di vista odontoiatrico.

  • Aumentata Cariorecettività: le mucose del paziente diabetico tendono ad essere più secche a causa della ridotta produzione di saliva che non è in grado di svolgere a pieno la propria azione tampone nei confronti dell’acidità determinata dall’assunzione di zuccheri. Lo smalto dentale tenderà a demineralizzarsi  e quindi a cariarsi più facilmente 
  • malattia parodontale: da molti anni è nota la stretta correlazione tra malattia parodontale e diabete poichè gli elevati livelli ematici di glucosio favoriscono la proliferazione dei batteri parodontopatogeni. Basti pensare che un paziente con diabete ha una probabilità da 2 a 3 volte maggiore di sviluppare una parodontite.  Inoltre una volta che il danno è instaurato,  la ridotta capacità di riparazione dei tessuti del paziente (vedi punto successivo) favorisce una progressione più veloce delle lesioni parodontali.
  • ritardo nella guarigione delle ferite chirurgiche: gli elevati livelli di glucosio nel sangue alterano la capacità di riparazione dei vasi sanguigni e questo può rallentare la guarigione di un tessuto sottoposto a trauma chirurgico, come ad esempio un alveolo post estrattivo o un sito di chirurgia implantare, fino addirittura a predisporlo ad infezioni secondarie.

In che modo l’odontoiatria può aiutare il paziente diabetico?
E’ importante informare il paziente diabetico delle implicazioni che questa patologia ha anche per il cavo orale, consigliandogli di eseguire un’igiene professionale periodica e controllo presso lo studio dentistico.

La frequenza delle sedute di igiene deve essere calibrata sullo stato di salute parodontale del paziente, ma in linea generale il paziente diabetico va considerato a rischio parodontale medio-alto perciò sarebbe sempre consigliabile un intervallo che non superi mai i 3 mesi. Qualora ci si trovi già in presenza di una parodontite franca la terapia di mantenimento sarà sempre successiva alla terapia parodontale non chirurgica. E’ importantissimo sottolineare che la correlazione tra le due patologie è bidirezionale: ciò significa che stabilizzare il quadro parodontale migliora il controllo glicemico e favorisce una corretta gestione della patologia diabetica e viceversa. 

Per ridurre l’incidenza della carie, l’odontoiatra potrà sottoporre il paziente diabetico a sedute di fluoroprofilassi professionale al fine di aumentare la resistenza dello smalto alla carie.

A tal proposito quali indicazioni dovrebbe seguire il paziente diabetico a casa?
E’ fondamentale che il paziente osservi una corretta e scrupolosa igiene orale:

  • utilizzando uno spazzolino consigliato dall’odontoiatra
  • eseguendo una corretta tecnica di spazzolamento
  • servendosi del filo interdentale e dello scovolino
  • utilizzando un dentifricio al fluoro
  • riducendo al massimo alimenti dall’alto potere cariogeno, deleteri tra l’altro anche per la glicemia.

Queste abitudini aiutano a ridurre i livelli di placca interprossimale e migliorare il controllo sia della patologia parodontale che quella cariosa.

Un paziente diabetico può sottoporsi a chirurgia orale o implantare?
Si purchè con delle accortezze. Il paziente diabetico è un paziente immunocompromesso e come abbiamo visto soffre di una ridotta capacità riparativa dei tessuti. Per questa ragione occorre ridurre al minimo la possibilità di sovrainfezioni batteriche dei siti chirurgici in guarigione, attuando un protocollo farmacologico ad hoc che preveda una terapia antibiotica completa da assumere a casa evitando l’uso di corticosteroidi; naturalmente su indicazione del Medico e dell’Odontoiatra.

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