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Disturbo depressivo

Ultimamente molte star internazionali hanno dichiarato sui social di essere affette da gravi forme di depressione. Pochi mesi fa Bella Hadid, la super top model, si è mostrata in lacrime in un post svelando di soffrire di depressione e diffondendo un messaggio molto importante: “prenditi del tempo per chiedere aiuto”. Proprio di disturbo depressivo parliamo con Il Dott. Alessandro D’Albenzio, Psichiatra libero professionista e dirigente medico presso SER.D Di Chieti.

Dott. D’Albenzio che cos’è la depressione?
Nel linguaggio comune viene spesso confusa con uno stato d’animo transitorio di tristezza. La depressione invece è una vera e propria patologia e come tale va correttamente diagnosticata e curata. Purtroppo la società non aiuta in queste situazioni, perchè nonostante si stiano facendo grandi progressi a livello di informazione, permane sempre una condizione di stigma verso le malattie mentali a cui non viene data la stessa dignità delle altre patologie organiche. Ci tengo infatti a precisare che la depressione clinica comporta uno squilibrio biochimico e dei neurotrasmettitori.

Come si manifesta la depressione?
Come spiegavo prima c’è un’importante distinzione da fare: ci sono dei periodi nella vita in cui una persona può sentirsi triste, apatica, senza speranza; tali stati d’animo sono dovuti spesso ad un motivo oggettivo ad un evento in particolare come la pandemia, il lookdown, un lutto in famiglia o una forte delusione sentimentale. Ma Lo stato depressivo può svilupparsi anche in maniera latente, subdola, senza essere legato ad un evento oggettivo, attraverso una serie di pensieri di fondo che generano malessere di cui non si riesce ad individuare una reale origine né riconoscerne la natura. La depressione poi, può confondersi con altre patologie e può celarsi dietro disturbi apparentemente fisici come mal di testa e dolori che possono colpire vari distretti corporei, soprattutto lo stomaco, e che invece nascono da processi di pensiero. Queste piccole avvisaglie vengono spesso trascurate e ciò comporta l’instaurarsi di un circolo vizioso che conduce ad una continua riduzione della serotonina, il cosiddetto “ormone del benessere”, con il conseguente scivolamento verso lo status depressivo.Per la persona affetta da disturbo depressivo è molto difficile a volte affrontare il problema in modo oggettivo, perché sente il cambiamento dentro di sè e non sa come affrontarlo e non sa come chiedere aiuto; sente dirsi di reagire dai familiari o dalle persone che gli sono più vicine, ma non riesce a farlo e anzi, i tentativi di tirarsi su generano più spesso insuccessi e frustrazione.Il punto è che trattandosi di una vera e propria malattia non può essere risolta senza una corretta diagnosi che conduca ad individuare di quale forma di depressione si soffra. Una adeguata diagnosi conduce poi alla eventuale prescrizione della corretta terapia.

Dott. D’Albenzio come si diagnostica lo stato depressivo e come si cura?
La depressione nelle sue varie forme dovrebbe essere diagnosticata dallo Psichiatra e si fa inizialmente tramite colloquio. Per le patologie psichiatriche infatti non esistono esami diagnostici.Durante il colloquio, lo psichiatra fa domande dirette al fine di comprendere lo stato psichico dell’individuo e di individuare tutti i sintomi riconducibili alla depressione. Già dal primo colloquio si traggono chiare conclusioni diagnostiche e se necessario si prescrive una terapia farmacologica che ovviamnete va seguita nel tempo con colloqui telefonici e visite di controllo.

Dottore come mai l’utilizzo di farmaci antidepressivi anche se prescritti da uno specialista è ancora un tabù per la nostra società?
E’ un grave pregiudizio che mi trovo ad affrontare purtroppo ogni giorno. Dobbiamo quindi affermare che la depressione nelle sue varie forme è una vera e propria malattia e come tutte le altre malattie va trattata farmacologicamente. Gli antidepressivi, che ovviamente vengono prescritti dallo specialista solo se necessario, non contengono né ormoni nè neurotrasmettitori, non creano assuefazione nè modificano il comportamento di una persona. Interagiscono invece con alcuni recettori del nostro sistema nervoso e favoriscono il ripristino di adeguate quantità della serotonina che produce il nostro corpo lì dove è carente, contribuendo in maniera decisiva a fare tornare il buon umore. Ci tengo dunque a ribadire questo concetto fondamentale: il disturbo depressivo è una malattia al pari di tutte le altre e necessita quindi di una attenta valutazione che solo uno specialista in Psichiatria può attuare. Una volta effettuata una corretta diagnosi, si procede con una terapia che se fatta bene può essere risolutiva, consente alla persona di vivere molto meglio e dopo adeguato periodo di cure può essere ridotta fino alla sospensione.

Spesso tante persone tendono a risolvere i propri problemi con farmaci calmanti, sedativi, come le benzodiazepine. È una strategia giusta?
È vero, sono tante le persone che si automedicalizzano con farmaci come Lorazepam, Alprazolam e simili, o ai quali anche i medici di base prescrivono questi farmaci, le benzodiazepine appunto. Bisogna però fare molta attenzione: intanto l’ansia è spesso un sintomo della depressione o di altre problematiche sempre di pertinenza psichiatrica. In secondo luogo, questi farmaci sono solo sintomatici, cioè risolvono lo stato d’ansia senza però fare nulla per la problematica di base. È un po’ come, ad esempio, se prendessimo il paracetamolo per curare la polmonite: la febbre si abbassa, ma per guarire è necessario l’antibiotico, che prescrive lo specialista in base alla visita e agli esami effettuati. Per i disturbi psichici è lo stesso: occorre una visita accurata per comprendere l’origine del malessere. Solo così si può giungere ad una adeguata terapia. In ultima analisi va anche detto che le benzodiazepine sono farmaci che, loro si, possono dare assuefazione e pertanto andrebbero assunti per un periodo di tempo limitato e poi sospesi.

Durante la terapia farmacologica è consigliabile anche un percorso di psicoterapia?
La psicoterapia è fondamentale, ma va affrontata in un momento in cui il paziente ha già recuperato una situazione di relativo benessere. Non è utile fare un lavoro psicologico quando l’umore è fortemente sul versante depressivo, chi è affetto da depressione, nel momento di massima sofferenza, non è capace di lavorare sui propri processi di pensiero. Il paziente con depressione può certamente seguire un percorso di psicoterapia ma è assolutamente necessario che contestualmente recuperi il benessere psichico tramite terapia farmacologica.

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